[ un sabato qualunque ]

col cazzo. sono qui a lavorare, come Desmond di lost, per pigiare un pulsante. fortunatamente non in maniera ossessiva e soprattutto non per salvare il mondo da chissà quale catastrofe, ma solo per mandare in onda una noiosissima seduta, anzi come reclamizzato nel sito della fondazione della camera dei deputati, un evento: "essere europei oggi, il percorso di un'identità tra passato e futuro".
ma vaffanculo, voi e le vostre pippe mentali da fancazzisti. ma tant'è oramai sono qui, con le cispe sugli occhi e una mattinata a disposizione per non fare niente e leggermi il giornale.
Alias di questa settimana contiene, com'era prevedibile, alcuni ottimi articoli sul '77 e l'autonomia, analisi linguistiche e editoriali dei famosi fogli ciclostilati e non che fecero grande quella stagione, caratterizzata soprattutto dalla presa di coscienza che la comunicazione stesse diventando grimaldello fondamentale nell'evolversi della società in quella che poi verrà chiamata infosfera.
il 'solito' bifo racconta delle sue incursioni romane nella redazione di ZUT.
lenin ascolta tristan tzara a zurigo, le parole del poeta pazzo e le parole del leader comunista.
la potenza delle parole produce mostri, se non è temperata dall'ironia, dalla coscienza ludica dell'azione. e la coscienza ludica è consapevolezza del fatto che stiamo giocando un gioco, che le parole creano un mondo che si libra nell'aria. compagni guardate, la rivoluzione è possibile.
venne creato una rivista romano/bolognese che uscì per qualche numero e quello preparato per il giorno della grande manifestazione romana titolava: 12 marzo, un bel giorno per cominciare.
[ cit: come in una profezia che si autorealizza, le parole incontrano la realtà. il 12 marzo fu un giorno drammatico, la rabbia centomila persone si scatenò per la strada. la messa in scena della rivoluzione, il gioco di sospensione dei simboli del potere, si era impigliata nel gioco stretto della storia, della politica, dello stato. il potere non era spiritoso, non lo era affatto. il governo delle astensioni, prodotto dalla politica di compromesso storico, santificava l'unione delle due chiese: quella cattolica e quella comunista. nessuna opposizione politica era più ammessa. ma nella società il movimento era incontenibile, senza rappresentanza politica, ma questo moltiplicò la sua creatività e la sua forza esplosiva. ]
rivoluzioni non ce ne sono state, almeno non come le si aspettava, sicuramente si è messo in atto un processo di cambiamento, del quale mi piace pensare noi, utilizzatori e sfruttatori delle tecnologie comunicative di massa, ne siamo parte integrante.
sono le 11.45 di questo sabato qualunque, l'inutile convegno alla fondazione della camera è finito. il pulsante l'ho pigiato, ora devo andare ad avvisare gli altri profughi che il pericolo è finito e la botola in realtà è una base sotteranea abitata da un folle e piena di cibo, bevande e fumetti porno.