giovedì, 19 luglio 2007

[ post raccattato ]


L’unico modo per sbarazzarsi di un leader è evitare che lo diventi. Eppure Veltroni lo è diventato per “ovazione”. Un sondaggio telematico di “La Repubblica”, la cui significatività veniva smentita dallo stesso giornale che lo ha investito come futuro leader del futuro Partito Democratico. Egli ha pronunziato un discorso. L’opinione pubblica ha plaudito.
“Bene, Bravo, Grazie!” ( Petrolini)

L’incipit è risorgimental-patrottico: “Fare un'Italia nuova. E' questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico. Riunire l'Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé.”

Del tipo “Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta!

Segue una seconda citazione da Mameli: “Unire gli italiani, unire ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi”
…”Perché non siam popolo, perché siam divisi”.

“Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l'insicurezza sociale e personale”.

Il richiamo alla paura e all’insicurezza è certamente copiato dal discorso pre-elettorale di Sarkozy. Non è uno scandalo: ha funzionato in Francia, potrebbe funzionare anche in Italia.

“Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell’innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità.”

Mi fermo. Rileggo. Sobbalzo. In tutta la letteratura politica non mi era mai capitato di leggere che compito di un Partito fosse di “affascinare”. Una bella donna o un bell’uomo possono affascinare. In senso traslato anche un libro, un film una canzone. Alcuni possono persino restare affascinati dall’eleganza di un teorema matematico. Ma un partito?

Eppure in quell’”affascinare” c’è tutto il degrado della vita politica italiana, il bla-bla di Bruno Vespa di Santoro di Lerner, di Ballarò. C’è il “panino” del TG1/2/3.

Affascinare. Mi incattivisco. Esco dal politicamente corretto. Un uomo o una donna si definiscono affascinanti (non belli, attenzione!) quando nella loro bellezza c’è una malizia o la capacità di nascondere i segni dell’età. Tipo la “soubrette” non più giovanissima di cui si dice “Ma ha ancora del fascino!”. Tipo Raffaella Carrà, per intenderci.

Il PD è “affascinante”. Come Walter. Osmosi del contenente con il contenuto: prodotto perfetto. Marchio di qualità, immagine coordinata …..fregatura garantita!

Il PD nasce dal “Crollo del Muro”.

Leggete qua: “Personalmente ho creduto alla prospettiva del Partito democratico anche quando pareva difficile, quando era considerata lontana e impossibile. Mi sembrava che con l’abbattimento del Muro, con la vittoria della libertà sulle dittature comuniste, potesse aprirsi un tempo nuovo. Un tempo di libertà, un tempo di ricerca fuori dai recinti ideologici, un tempo di curiosità intellettuale e di incontro con l’altro. Un tempo di ponti e non più di fili spinati.
Mi sembrava che si aprisse la possibilità di costruire un campo ampio e pluralista, capace di comprendere chi pensava che con la fine degli ‘ismi’ non fosse finito il bisogno di giustizia sociale, di riscatto degli ultimi, di difesa dei diritti umani e civili. Il bisogno di una sinistra moderna e innovativa, per chi ad essa sentiva di appartenere e vedeva aprirsi opportunità inedite per rispondere, in modo nuovo, ai propri compiti di sempre.”

Cioè l’impagabile Walter ha dovuto aspettare la caduta del Muro? E tutte le fesserie sull’Eurocomunismo? Ci sta dicendo forse che fino al 1989 esisteva ancora un legame diretto e cogente con l’URSS?
A leggere questa frase sembra che stia parlando un socialista, un liberale, un radicale: ma lui era un dirigente del Partito Comunista Italiano di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer (quelli dopo non se li ricorda nessuno).

Ma la soluzione c’è. Siamo noi stupidi a non essercene accorti!

“Mi ripeto, so di farlo: la lotta alla precarietà è la grande frontiera che il Partito democratico ha davanti a sé. Non si vince questa lotta senza riscrivere un patto generazionale tra gli italiani. Senza spostare le ingenti risorse oggi impegnate per far fronte agli squilibri del sistema pensionistico verso i giovani e la loro inclusione”

Insomma bisogna togliere ai “Vecchi” per dare ai “Giovani”?

Di chi è la colpa?“C’è poi un capitolo, del patto fra le generazioni, che dobbiamo avere il coraggio di non dimenticare. A carico di noi tutti, ormai da vent’anni, pesa un ingente debito pubblico, conseguenza dei conflitti sociali degli anni ‘70 e dell’irresponsabilità degli anni ‘80”.Insomma del ’69 e di Bettino Craxi.

[ testo di sbancor,immagine di rododentro. io non ho fatto praticamente un cazzo ]

 

 

:: t0r3 luglio 19, 2007 17:39 | Permalink | commenti (8)
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